Psicologia della disabilità

Come agisce e a cosa serve la psicologia della disabilità.

E perché è importante un sostegno psicologico per la famiglie oltre che per il disabile stesso.

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Psicologia della disabilità

Oggi la psicologia della disabilità riveste un a grande importanza per la vita del disabile e la famiglia.

La disabilità, infatti, è una condizione che non coinvolge solo la persona che ne è colpita, ma si riflette su tutte le persone che vivono intorno ad essa.

Quando una famiglia riceve una diagnosi di patologia cronica-degenerativa per il proprio figlio, ciò equivale ad un vero e proprio trauma.

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Ecco il motivo per cui scegliere uno psicologo giusto per i disabili a Torino, e in generale, rappresenta una decisione fondamentale per l’intero nucleo familiare.

Anche se la comunicazione avviene con modalità più o meno adeguata, il contenuto è di per sé così violento che crea conseguenze tutt’altro che trascurabili.

E’necessario, dunque, comprendere il più possibile il significato della diagnosi.

Ma le paure, le preoccupazioni, e le incertezze, riguardo il futuro, prendono il sopravvento, ed ostacolano la consapevolezza della diagnosi.

Ci si sente confusi e soli con un vissuto traumatico da dover elaborare.

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Sostegno psicologico

In tali situazioni, i meccanismi di difesa più frequenti messi in atto contro il dolore sono la negazione, l’isolamento, l’evitamento.

Essi, senza un intervento, e dunque un sostegno di tipo psicologico, possono contribuire al peggioramento della qualità della vita.

Specie nella prima infanzia, i genitori possono negare la patologia, sottovalutare i primi sintomi e non considerare la prospettiva di aggravamento che impone gradualmente l’uso di diversi ausili.

La psicologia della disabilità evidenzia casi in cui, i genitori stessi del disabile, possono isolarsi per non affrontare la patologia e il dolore che essa comporta.

Al tempo stesso, possono subire l’isolamento da parte di chi li circonda perché fugge di fronte alla loro sofferenza.

isolamento in caso di disabilità

Isolamento

In questi casi l’isolamento accentua il rapporto di interdipendenza tra madre e bambino, con il rischio di renderlo simbiotico e di procurare profonde carenze negli eventuali altri figli.

Il rischio di isolamento è favorito dall’abitudine del “non detto” e può verificarsi all’esterno della famiglia. Come ad esempio non spiegare la patologia della disabilità a scuola agli insegnanti, ai genitori dei compagni in ambito scolastico, agli amici di famiglia, e ai parenti.

Mentre, il “non detto” all’interno della famiglia, ovvero i silenzi e la tendenza a non colloquiare, a tacere al figlio la realtà della situazione, aggrava l’angoscia e l’isolamento.

Inoltre, quando si tratta di una patologia genetica, nei confronti del figlio subentra un senso di colpa da parte dei genitori che rischia di avere su di essi un peso schiacciante.

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Problemi coniugali legati alla disabilità del figlio

Eventuali problemi coniugali, già esistenti nel rapporto, possono essere riaccesi fino a provocarne la frattura.

Quando la patologia ha carattere di stabilità, richiede di modificare il proprio comportamento psicologico dopo il trauma e di adattarsi ad esso.

Quando, invece, la patologia è progressiva, richiede continue modifiche e adattamenti alla propria condizione e ai rapporti con l’ambiente.

La parola “sibling” in inglese significa genericamente “fratelli e sorelle”. E sta ad indicare i fratelli e le sorelle di bambini con disabilità.

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Attenzioni sui figli

La loro crescita evolutiva richiede delle particolari attenzioni dal punto di vista psicologico e relazionale. In quanto l’impatto psicologico con la disabilità di un componente della famiglia, può essere molto forte. E, dunque, i genitori, presi dalla cura del figlio più bisognoso, possono comprenderlo a fatica.

Il confrontarsi quotidianamente con un fratello o sorella disabile, e con dei genitori, che si trovano a gestire un trauma, quindi, può far emergere dei segnali di preavviso di un possibile disagio.

Tale meccanismo attraverso introversione, può provocare:

  • problemi emotivi,
  • disturbi psicosomatici,
  • difficoltà scolastiche o relazionali,
  • comportamenti oppositivi,
  • ma anche eccessivo perfezionismo e compiacenza.

Quando intervenire grazie alla psicologia della disabilità

È bene affrontare queste situazioni in tempi brevi, e con interventi adeguati, al fine di non dare origine a problematiche più gravi e permanenti.

Un sistema di supporto esterno per tutta la famiglia come la consulenza psicologica e la psicoterapia, è utile per fronteggiare le problematiche legate alla comunicazione.

Oltre che necessaria nella diagnosi, nelle fasi progressive della patologia, e in relazione all’introduzione di farmaci e di ausili per disabili stessi.