Alessitimia

La impossibilità di comunicare le emozioni, Alessitimia, è un disturbo mentale molto comune al giorno d’oggi.

alessitimia

Che cos’è l’Alessitimia?

Il termine Alessitimia deriva da Alexithymia è stato coniato da Peter Sifneos nella prima metà degli anni ’70.

Viene usato per indicare un disturbo affettivo-cognitivo relativo ad una particolare difficoltà o incapacità di vivere, identificare e comunicare emozioni.

Per descrivere i sintomi, le cause e la cura opportuna, dobbiamo analizzare in modo accurato tale disturbo, che ha radici profonde nella mente umana.

La parola alessitimia, per definizione, deriva dal greco. L’etimologia del nome proviene da alpha = assenza, lexis =linguaggio, thymos = emozioni, ossia “assenza di parole per esprimere le emozioni”.

Quasi il contrario dell’empatia.

ricerche

Le prime ricerche sull’alessitimia

Di notevole importanza in quegli anno fu l’articolo sull’Alessitimia “Affetto, conflitto emotivo e deficit” di P. Sifneos, 1991, pubblicato sula rivista “Nuove Prospettive in Psicologia, n. 1, 2002.

L’Autore, in questo articolo, sottolinea l’importanza del ruolo giocato dai sentimenti ed emozioni nella malattia medica. Ed, inoltre, mette in evidenza, il problema di concettualizzare il significato vero dei termini.

Al tal proposito P. Sifneos scrive:” A quanto pare, l’affetto ha elementi sia corporei che mentali associati ad esso.

L’emozione ha elementi prevalentemente fisici, mobili, agiti e il sentimento ha una disposizione ad una più alta emozione piacevole o dolorosa. In breve, allora, possiamo concludere che l’affetto ha due parti, una biologica e una psicologica, dove l’emozione è la componente biologica, e il sentimento è quella psicologica dell’affetto”, 1991.

emozioni nella alessitimia

Il costrutto alessitimia venne elaborato dagli psicologi con diversi test a partire dall’osservazione di pazienti con le classiche malattie psicosomatiche. E per molti anni è stato ritenuto un loro sinonimo poiché si pensava fosse specificamente connesso alle patologie psicosomatiche, Sifneos P., 1973.

Egli osservò l’esistenza di caratteristiche che erano simili e complementari a quelle rilevate da Paul Marty, Michelle de M’uzan e Charle David. Nel 1963 avevano descritto una struttura psicosomatica caratterizzata da tre aspetti essenziali rispetto a quella del nevrotico:

  • pensiero operatorio, ovvero rivolto esclusivamente alla realtà concreta;
  • inibizione fantasmatica, caratterizzata dalla totale assenza di sogni e fantasie;
  • reduplicazione, consistente nell’incapacità di entrare in rapporto con gli altri. Che a loro volta sono percepiti sempre come stereotipi simili a sé, Marty P. et al., 1971; Agresta F., 1997.

tappe dell'evoluzione dell'alessitimia

Le tappe dell’evoluzione concettuale dell’alessitimia

Nel corso della sua evoluzione concettuale tale costrutto alessitimico si è modificato. Le tappe più importanti di questa storia sono di seguito riportate:

Sul finire degli anni ’40, Jorgen Ruesch, 1948, aveva osservato che molti pazienti con patologie mediche croniche, o con le classiche malattie psicosomatiche.

Questi pazienti manifestavano marcate difficoltà di espressione verbale e simbolica degli affetti, mancanza di provare emozioni, un tipo analfabetismo emotivo. Con caratteristiche, però, del tutto diverse da quelle presentate dai pazienti nevrotici.

Ruesch attribuì tali caratteristiche ad un arresto nello sviluppo della personalità. Considerando tale deficit evolutivo come problema centrale della personalità psicosomatica, personalità infantile.

personalità infantile

– Agli inizi degli anni ’60, gli psicoanalisti francesi P. Marty e M. de M’uzan, 1963, che fonderanno in seguito l’Ecole Psychosomatique de Paris, pubblicano osservazioni cliniche. Vengono presi in esame, infatti, pazienti psicosomatici che manifestano una struttura cognitivo-affettiva molto simile al costrutto di alessitimia che definirono pensiero operatorio.

Lo stile di pensiero di questi pazienti era letterale e utilitaristico, accompagnato da un marcato impoverimento affettivo.

– Nel 1976 la XI European Conference on Psychosomatic Research, ECPR, viene dedicata per intero al costrutto di alessitimia.

Ciò consente per la prima volta ai ricercatori, dell’allora recente costrutto, di incontrarsi e discutere. E tale incontro sancisce l’ufficialità nella comunità scientifica, promuovendone lo sviluppo futuro, Brautigam W., Von Rad M., 1997.

gruppo di toronto

Il Gruppo do Toronto

– A metà degli anni ’80, il gruppo di Toronto fa compiere una svolta cruciale al costrutto alessitimico quando pubblica la prima scala empiricamente validata per l’Assessment dell’Alassitimia.

Il gruppo di Toronto è costituito da:

  • Graeme Taylor, psicoanalista e teorico del gruppo, docente all’Università di Toronto;
  • Mike Bagby, psicologo clinico che si occupa prevalentemente di psicometria, del Clarke Istitute di Toronto;
  • Jim Parker,uno psicologo clinico che si occupa fondamentalmente di studi sperimentali di laboratorio della Trent University di Peterborough.

toronto

– Nel 1985 il gruppo di Toronto pubblica la Toronto Alexithymia Scale, TAS. Uscita nella versione di 26 item, e 10 anni dopo la sua versione a 20 items, TAS – 20. E determina uno sviluppo impressionante delle ricerche, Bagby M., Et al., 1994.

– Nel 1997 il gruppo di Toronto pubblica la monografia Disorder of Affect Regulation. Fu tradotta in italiano da Mario Speranza per Giovanni Fioriti Editore nel 2000 con il titolo: “I disturbi della regolazione affettiva”.

Questo libro costituisce una svolta epocale nel costrutto di alessitimia. Segna, infatti, definitivamente il passaggio dall’ambito della medicina psicosomatica in senso stretto all’Universo più ampio dei disturbi multi-determinati sia fisici che psicopatologic, caratterizzati dalla disregolazione affettiva, Taylor G. J., et alii, 1997.

– Alla XXV ECPR di Berlino del giugno del 2004, il gruppo di Toronto illustra i primi risultati relativi alla Toronto Structured Interview for Alexithymia, una intervista strutturata di 24 items.

caratteristiche dell'alessitimia

Evoluzione dell’alessitimia

Nei suoi circa 50 anni di storia, il costrutto di alessitimia ha subito notevoli evoluzioni e cambiamenti, in particolare:

– Agli inizi si riteneva che l’Alessitimia fosse specifica delle patologie psicosomatiche, al contrario oggi si ritiene che sia una predisposizione aspecifica verso vari disturbi sia fisici che psichiatrici caratterizzati dalla disregolazione degli affetti;

– Precedentemente si pensava che la struttura concettuale dell’alessitimia fosse in una difficoltà di comunicazione delle emozioni. Mentre oggi si ritiene che l’aspetto teorico fondamentale consista in un deficit di elaborazione cognitiva delle emozioni, dovuto ad un arresto nello sviluppo delle funzioni di mentalizzazione.

Sintomi

Nonostante ciò, è rimasto inalterato il nocciolo delle sue caratteristiche e dei sintomi dell’alessitimia riscontrati nei pazienti:

– Difficoltà di identificare e descrivere le emozioni: i pazienti alessitimici manifestano una marcata difficoltà a verbalizzare i propri stati emotivi e sembrano non averne consapevolezza. Possono anche mostrare scoppi improvvisi di emozioni intense, rabbia, paura, pianto. Ma non riescono a collegare la manifestazione emozionale con ricordi, fantasie o specifiche situazioni.

E’ così possibile che un paziente alessitimico descriva tutto ciò che è successo in una lite con il coniuge, dalle situazioni che l’hanno scatenata alle parole dette. E poi si meravigli se l’osservatore gli dice che probabilmente ha provato rabbia.

– Difficoltà di distinguere fra stati emotivi soggettivi e le componenti somatiche dell’attivazione emotiva. I soggetti alessitimici esprimono le proprie emozioni preminentemente attraverso la componente fisiologica, poiché incapaci di elaborarne l’aspetto soggettivo vissuto.

modificazioni somatiche per causa dell'alessitimia

Per cui, il paziente dell’esempio precedente riferisce le modificazioni somatiche avvertite:

  • irrequietezza motoria,
  • tensione muscolare,
  • pirosi gastrica,
  • tremori, ecc…

Ma non comprende che l’esperienza della rabbia ingloba in sé tutte le sensazioni riferite.

povertà di immaginazione nella alessitimia

Povertà dei processi immaginativi

La povertà di immaginazione e di tutte le funzioni ad essa connesse sono facilmente osservabili nell’attività onirica dei soggetti alessitimici.

Essi, infatti, non ricordano quasi mai i loro sogni, e quando ciò accade, si tratta di sogni che riproducono pezzi di vita reale, avvenimenti diurni, eventi della vita lavorativa.

Allo stesso modo, i sogni ad occhi aperti sono quantitativamente molto scarsi, e qualitativamente molto poveri, poiché anch’essi si soffermano su eventi accaduti o su preoccupazioni per il futuro.

Stile cognitivo orientato verso la realtà esterna

I soggetti alessitimici sono elettivamente concentrati su tutto ciò che è esterno alla vita psichica.

Sul piano cognitivo, ciò si manifesta attraverso un pensiero razionale che tende a illustrare azioni ed esperienze senza investimenti affettivi. Come se l’individuo fosse spettatore più che attore della propria vita.

L’attenzione è concentrata sui dettagli della realtà fattuale, i quali vengono descritti anche minuziosamente. Ma senza mai dare la sensazione all’osservatore che vi stiano partecipando emotivamente.

Conformismo sociale

I soggetti alessitimici mostrano una stretta aderenza alle regole sociali di adattamento, per cui sembrano definiti dall’esterno in termini di identità di ruolo.

Al contrario, mancano delle qualità soggettive di interpretazione della propria identità. Ed evidenziano scarsa capacità di sintonizzare con le emozioni altrui, mostrando difficoltà a formare e conservare nel tempo, le relazioni interpersonali intime.

Tutto ciò è stato riportato nel I° Convegno Internazionale sull’Addiction. In quel convegno P. Porcelli nel suo articolo “Updates sul costrutto alexithymia, 2004, sostiene che i soggetti alessitimici hanno caratteristiche al confine fra più sindromi psicopatologiche come:

  • disturbi depressivi,
  • ossessivo-compulsivi,
  • personalità dipendente.

Si differenziano per la peculiarità di un disturbo cognitivo di elaborazione delle emozioni, o meglio della componente psicologica degli affetti. A fronte di un eccesso di espressività della componente fisiologica.

approfondimenti sulla alessitimia

Approfondimenti

Riferimenti bibliografici per approfondire:

– Agresta F., (1997), Malattie psicosomatiche e psicoterapia analitica. Individuo, coppia, famiglia, gruppo. (Pres. E. Gilliéron). Nuove Prospettive in Psicologia, II° Edizione, 2004 Pecsara;

– Bagby R. M., Parker J. D. A., Taylor G. J., (1994), The twenty-item Toronto Alexithymia Scale. Item selection and across-validation of the factor structure, Journal Psychosom Res, Vol. 38, pagg 23-32;

– Brautigam W., Von Rad M., (1997), Proceeding of the 11th European Conference on Psychosomatic Research, Basel, Korger;

– Marty P., De M’uzan M., (1963), La pensèe opèratoire, Revue Francaise de Psychanalyse, Vol. 27, pagg 1345-1356;

– Sifneos P.,(2002), Affetto, conflitto emotivo e deficit. Nuove Prospettive in Psicologia, Anno X°, Fasc. 27, Pescara;

– Taylor G. J., Bagby R. M., Parker J. D. A. (1997), Disorder of Affect Regulation alexithymia in medical anche psychiatric illness, Cambridge University Press, Cambridge.

 

 

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